Il Quintetto

Associazione Atistica Europea - Roma

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La cultura argentina a Roma parla italiano: potrebbe sembrare un’affermazione azzardata, ma in realtà è assolutamente vera, come è testimoniato dallo splendido Gran Gala Lirico che si è svolto nell’Auditorium della Casa Argentina a Roma, in Via Veneto.
Il programma era costituito, con qualche eccezione, da arie tratte da opere liriche italiane, ed il gran Galà era dedicato al Maestro Rolando Nicolosi, il re dei pianisti collaboratori, argentino ma figlio di italiani . La serata si inserisce nell’ambito dei festeggiamenti per i suoi sessanta anni di carriera musicale, sia come solista sia come maestro collaboratore al pianoforte, sia come compositore. E' stata infatti eseguita la sua dolcissima Ave Maria, composto per l’anniversario dell’apparizione della Madonna di Lourdes, ed una melodia splendida e commovente, su versi della sorella del Maestro, la poetessa Nilda Nicolosi “La Musica es Vida”.
Hanno partecipato al concerto, applauditissimi, il famosissimo soprano argentino Haydée Dabusti ed il tenore italiano Aleandro Mariani, giovane validissima promessa del canto lirico internazionale.
Ogni aria ed ogni duetto sono stati accolti da applausi scroscianti da parte del pubblico che gremiva la sala, pubblico argentino ed italiano, competente ed appassionato, tra cui l’Ambasciatore della Repubblica Argentina presso la Repubblica Italiana, S. E. Torcuato Di Tella, l’Addetto Culturale, il Dott. Federico González Perini, ed il Direttore del Conservatorio di Santa Cecilia, faro della musica italiana nel mondo, il Maestro Alfredo Santoloci.
Oltre alle meravigliose, universali arie tratte da opere italiane, interpretate magistralmente, Carlos Gardel: “El día que me quieras” come la Wally di Alfredo Catalani, da cui il soprano Haydée Dabusti ha eseguito lo struggente Addio dal primo atto, e la drammatica aria di Elisabetta di Valois dal Don Carlo e “Pace, pace mio Dio” della Forza del destino di Giuseppe Verdi e “Vissi d'arte” di Giacomo Puccini. “La Musica es Vida “ interpretata con grande sentimento e bravura dal tenore Aleandro Mariani, il quale l'ha dedicata alla memoria dell'indimenticabile e legendario Maestro Claudio Abbado. Inoltre il tenore Aleandro Mariani ha interpretato “Tutto parea sorridere” dal Il Corsaro, “La donna è mobile” dal Rigoletto di Giuseppe Verdi, dalla Madama Butterfly “Addio fiorito asil” e dalla Tosca “E lucevan le stelle” di Giacomo Puccini.
Sono stati eseguiti i famosi duetti dalla Madama Butterfy e dalla Bohème di Giacomo Puccini .
Il Maestro Rolando Nicolosi è stato anche apprezzatissimo solista al pianoforte e compositore, eseguendo, tra altri brani, una sua Parafrasi su temi della Turandot di Giacomo Puccini.
E qui vorrei citare delle parole tratte da un articolo del famosissimo critico musicale, Maestro Luigi Fait:
“Rolando Nicolosi, in questa serata - come del resto in tutte le ormai leggendarie tappe della sua carriera (ne sono, orgogliosamente, testimone diretto) è sembrato non semplicemente il “pianista” della star di turno, ma, senza esagerare, il padre, la guida spirituale, l'amico sincero. Inoltre, di Nicolosi affascinano il tocco, un controllo sulla tastiera che ci rammenta i grandi Horowitz, Serkin, Zecchi, Arrau, e ancora l'entusiasmo nelle pagine che lui suona. Sembra quasi che le scopra e che le ricrei appositamente per noi. Di rilievo, il suo totale votarsi a momenti notorialmente sinfonici di alcuni capolavori, cogliendo lo spirito poetico e teatrale di ciascuna battuta, tradotta al pianoforte sia con estreme delicatezze sia con energici suoni scolpiti a dir poco nel marmo. Stupiscono in Rolando Nicolosi la serentitá, l'amabile sorriso, la confidenza con gli inseparabili Rossini, Donizetti, Verdi, Puccini. E al verticie delle lodi che gli tributiamo, spicca in quest'occasione un particolare riconoscimento dei suoi “cantabili”. Quando egli interpreta per esempio la “Meditazione” di Massenet, scritta originariamente per violino e orchestra, nessuno in sala rimpiange l'aulico arco e segue il magico suono del pianoforte con le lacrime agli occhi.”
Tutti i brani in programma sono stati introdotti con una breve, ma efficace presentazione da Orchidea Salvati, docente di Estetica Musicale presso il Conservatorio di Santa Cecilia: anch’ella ha ricevuto la sua parte di applausi, per aver facilitato con le sue spiegazioni ai non addetti ai lavori la comprensione di questi meravigliosi brani di musica italiana.
Vincenzo Niutta
 
 
M° ROLANDO NICOLOSI

Una domenica di una decina d'anni fa, mi capitò di passare davanti a Sant'Andrea della Valle, la chiesa - per intenderei - con la cappella degli Attavanti (quella del primo atto della Tosca). È la stessa in cui, negli afosi pomeriggi estivi del soggiorno romano del 1827, Stendhal si rifugiava e si sedeva "per trovare un po' di frescura e - la testa rovesciata e appoggiata sulla spalliera - per liberarsi da tutti i legami terrestri". Vedo qui il manifesto di un concerto di Rolando Nicolosi totalmente dedicato a Franz Liszt. Entro e ascolto le sue parole d'introduzione. Il Maestro annuncia che offre il récital a Dio. Calcolo che vi si stipino, sedute e in piedi, oltre duemila persone. 
A dispetto del Vicariato, che proibisce il pianoforte nei luoghi di culto, sul presbiterio domina un grancoda. Così, per la prima volta nella storia, ai piedi di un altare ammiriamo da un pianista quel Liszt mistico che stava purtroppo marcendo negli archivi. Il giorno dopo Nicolosi mi confida al telefono che la sua vita è da poco cambiata. Mi racconta che qualche settimana prima il Papa Giovanni Paolo II lo aveva invitato a pranzo per ringraziarlo di averlo confortato nel Seminario Maggiore di Roma con le stesse pagine presentate a Sant' Andrea della Valle. Tale interessantissimo programma, stampato su un opuscolo assieme agli illuminanti commenti di Rolando Alessio Bolognino, comprende inni alla Madonna, alla Croce, a San Franceseco da Paola, a Santa Dorotea, a Pio IX, al Padreterno. Ci stupiamo che il protagonista dell'evento sia il medesimo pianista collaboratore alla tivù e in teatro dei più celebri divi della lirica.
Oggi scopriamo effettivamente che Nicolosi è un prodigio di spiritualità oltre che di musicalità. Ma il saio ancora non l'indossa. Ed è lo stesso Rolando Nicolosi da poco ricevuto in udienza e abbracciato dall'argentino Papa Francesco, suo connazionale. Amici di vecchia data. Tant'è che in uno dei suoi viaggi a Roma il Cardinal Bergoglio era stato addirittura invitato a cena dal Maestro Nicolosi: una cordialissima agape fraterna conclusasi con il musicista alla tastiera per congedare così nella maniera più gioiosa il mitico prelato, che ascolta estasiato il Liszt di San Francesco di Assisi che predica agli uccelli e di San Francesco di Paola che cammina sulle onde, per concludere magari con La Cumparsita. 
I meno giovani ricordano pur con estrema nostalgia il Rolando Nicolosi del tubo catodico in Domenica in e in Adesso musica, pioniere qui nell'educazione lirica e cameristica del teleabbonato. 
Proponeva e accompagnava le stelle del melodramma e del concertismo, quali Mario Del Monaco, Ferruccio Tagliavini, Carlo Bergonzi e ancora Pavarotti, la Kabaivanska, Bruson, la Moffo, la Scotto, la De Los Angeles, Di Stefano, Gazzelloni, Alirio Diaz... Ed è stato tra i protagonisti da me ripetutamente voluti e invitati a RAIUNO nelle lunghe serie estive di Un concerto per domani da Palazzo Labia di Venezia e di Voglia di musica dalla Chigiana di Siena. 
Non basterebbe un volume di migliaia di pagine per narrare il Nicolosi attivo didatticamente e concertisticamente in tutto il pianeta: dalla Cina alle Americhe, dalla Russia alla Spagna, ma soprattutto, da oltre mezzo secolo, in Italia, rivelatosi qui, la prima volta, ventenne, sostituendo all'ultimo momento il suo docente Carlo Zecchi (con cui si stava perfezionando) per accompagnare al pianoforte una collana di romanze cantate da Tito Schipa. Fu un trionfo.
Potrei infine definire Nicolosi attraverso un suo pregio e un suo difetto: sono la generosità e di nuovo la generosità. Si tratta certamente di virtù quando la riserva e la riversa su chi gli sta vicino, sugli amici, sugli allievi, sui colleghi: incalcolabili offerte materiali e spirituali. Quando alle ore 15 del 23 marzo 2006 morì di tumore al cervello il mio secondogenito Gabriele, lui - Rolando - è stato il primo, pur sotto un furioso temporale a precipitarsi in casa mia, ai piedi del suo letto, con un enorme mazzo di gigli bianchi, consolando me, mia moglie e il primogenito Federico attraverso il proverbio siciliano: "Se uno muore alla luce dei lampi e al suono dei tuoni significa che gli Angeli stanno scendendo dal Cielo per portarselo direttamente in Paradiso".
Come ho appena affermato, la generosità di Nicolosi può infine rivelarsi anche come difetto, dato che, in qualità di presidente della giuria, lui la esercita ad esempio persino di fronte ai candidati meno preparati e meno dotati di un concorso: li incoraggia e gli sorride. Chiude un occhio e gli orecchi nonostante che i colleghi della commissione ne sottolineino la serie di inquietanti stecche.
Luigi Fait
 
 

Per celebrare degnamente il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, nel mese di aprile, il 25, sono state eseguite tutte le arie, duetti, terzetti e concertati dell’opera Il Trovatore presso l’Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia a Roma.
Perfetta la scelta del Trovatore, a cominciare dal titolo, romantico e notturno: è un’opera che riassume perfettamente il melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento, musicalmente e dal punto di vista drammatico, densa com’è di passioni terrificanti, Di odio e di sospetti, di amore e di vendetta.
La vicenda, torva e quasi inverosimile, viene dipanata dal librettista, il sommo Salvatore Cammarano, in modo volutamente oscuro, con una simmetria geometricamente perfetta, in cui recitativi, arie e cabalette si incastrano con sorprendente naturalezza, la naturalezza che può scaturire solo da un genio poetico unito ad un genio musicale.
Il Trovatore è quindi un’opera perfetta, sia per il suo Autore, sia per il periodo, incredibilmente moderna, anche se apparentemente sembra la più conservatrice: la struttura teatrale e musicale del Trovatore è tradizionale, ma la tradizione è superata da un linguaggio assolutamente nuovo, che eleva una vicenda banale al livello di una tragedia greca, in cui la protagonista è sempre la stessa, Nemesi, la dea della vendetta che colpisce attraverso le generazioni, costringendo i figli innocenti ad espiare le colpe dei padri.
Giuseppe Verdi ordina i ruoli vocali in modo paradigmatico: abbiamo il tenore più eroico, il soprano più appassionato, il baritono più feroce, il mezzosoprano più torvo ed inquietante, anche se pervaso di amore materno, il basso più sentenzioso, ed il ruolo del coro deriva direttamente dal coro della tragedia greca, cioè testimone della vicenda.

Per eseguire degnamente il Trovatore, e rendere quindi il dovuto omaggio a Giuseppe Verdi, i ruoli vocali devono essere affidati a cantanti esperti, capaci di rendere le mille sfumature con cui le passioni archetipe dell’opera vengono tradotte in musica, compito adeguatamente ed egregiamente svolto il 25 aprile. Il giovanissimo Tenore Aleandro Mariani, con la sua bellissima voce, si è rivelato un eccellente Manrico, ogni frase cantata con il cuore e con eccezionale dinamica, con una gamma notevole di sfumature, con un fraseggio emozionante ed appassionato. Nella famosa e difficile romanza “Di Quella Pira”, ha avuto una vera ovazione, con insistenti richieste di Bis; Il baritono Daniele Terenzi, altrettanto giovane, un perfetto Conte di Luna, cattivissimo ed appassionato, come il ruolo richiede; Ehsan Zandaveh, giovane basso Iraniano, un appropriato Ferrando; il mezzosoprano Maria Ratkova, altrettanto giovane, con la sua bellezza scenica ha saputo interpretare con grandissimo temperamento Azucena, una madre torva, tenera ma allo stesso tempo molto espressiva e passionale; la dolce Ines, confidente fedele della protagonista, era impersonata dal delizioso soprano Hu Chun Xi; La protagonista, Haydée Dabusti famoso soprano argentino, ha interpretato in maniera eccezionale Leonora. Le capacità vocali del soprano, unite ad un temperamento appassionato, ad un’incredibile immedesimazione nel personaggio, e ad una grandissima musicalità hanno reso indimenticabile questa esecuzione del Trovatore: la cavatina, Tacea la notte placida, è terminata con scroscianti e lunghissimi applausi, applausi che poi hanno accompagnato ogni aria, ogni duetto, ogni brano quindi dell’opera, dall’inizio alla fine, senza soluzione di continuità. 
Tutti i brani sono stati presentati da Orchidea Salvati, docente di Estetica musicale al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma: con grande sapienza e con la sua voce dolce e musicale ha illustrato al foltissimo pubblico che gremiva la stupenda aula Magna la genesi dell’opera, molti gustosi particolari, ed ha introdotto ogni singolo brano.
IL difficilissimo compito di condurre non solo senza intoppi, ma con un crescendo trionfale questa selezione dell’opera è stato svolto egregiamente, come al solito, dal leggendario Maestro Rolando Nicolosi: non era certo facile assicurare la necessaria coesione musicale in un’opera così complessa, ricca di duetti e brani d’insieme. Del resto, la sua bravura è ben nota: è sufficiente citare il famoso elogio della grande Renata Tebaldi, espresso pubblicamente durante una trasmissione televisiva di RAI 1: “Tanto bravo veramente il Maestro Rolando Nicolosi che quando suona, si potrebbe quasi dire che l’orchestra non è necessaria”.
Vincenzo Niutta
 
 
Racchiuso nello splendido Giardino delle Rose di Valleranello, vicino Roma, il più bel giardino di rose in Italia, c’è un altrettanto splendido teatro, il Teatro degli Invaghiti, che prende il nome, e non solamente il nome, dall’antica Accademia degli Invaghiti di Mantova, fondata dal duca Cesare Gonzaga, e portata al massimo splendore nel XVI secolo dal duca Vincenzo, grande mecenate dell’arte musicale.
La nuova Accademia è animata dal famoso soprano Ornella Pratesi, aggiungendo così magistralmente alla splendente bellezza delle rose e dei fiori che abbelliscono il giardino, lo splendore della musica che risuona frequentemente nel Teatro.
E’ certo assai bello ascoltare un concerto di buona musica, ma è ancor più bello poterlo ascoltare accolti da uno stupendo giardino, in una verde cornice tappezzata di fiori.
L’otto marzo si è svolto nel Teatro un bellissimo concerto lirico, in onore dei sessanta anni di carriera del favoloso pianista e compositore Rolando Nicolosi: un bellissimo Gran Galà lirico, con la partecipazione del famoso soprano argentino Haydée Dabusti, del giovane, promettentissimo tenore italiano Aleandro Mariani, e della bravissima padrona di casa, Ornella Pratesi, appunto.
I brani eseguiti appartenevano al repertorio tradizionale dell’opera lirica italiana: Bellini, Verdi, Puccini, e brani di Alfredo Catalani, (molto più famoso all’estero che in patria: nemo propheta…)e Francesco Cilea.
Il famoso soprano argentino è stata applauditissima in Vissi d’arte, dalla Tosca di Giacomo Puccini, nello straziante Addio dalla Wally di Alfredo Catalani, nella disperata invocazione Pace, pace mio Dio, dalla Forza del Destino di Giuseppe Verdi; parimenti il giovane, ma già famoso tenore Aleandro Mariani, in Addio fiorito asil, dalla Madama Butterfly di Giacomo Puccini, in La donna è mobile, e in E lucevan le stelle, sempre dalla Tosca di Giacomo Puccini.
Il mitico maestro Rolando Nicolosi, oltre a collaborare con la sua ineguagliabile maestria con i cantanti, ha eseguito, osannato come al solito, anche una sua composizione, una Parafrasi su temi della Turandot di Giacomo Puccini.
La splendida soprano Ornella Pratesi, (Presidente dell'Associazione Musicale Accademia degli Invaghiti) ha riscosso calorosissimi applausi nell’aria Io son l’umile ancella, dall’Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, ed in due duetti, entrambi molto impegnativi, il finale del primo atto della Bohème di Giacomo Puccini, con il tenore Aleandro Mariani, e Mira o Norma, dalla Norma di Vincenzo Bellini, con il soprano Haydée Dabusti. Quest’ultimo brano, in cui la rivalità tra due donne evolve in una salda amicizia, è stato scelto appositamente per celebrare, l’otto marzo, La Festa della Donna.
Il Teatro era gremito da un pubblico scelto e competente, che non ha certo lesinato gli applausi ai cantanti, alla presentatrice, ed al leggendario Maestro.
Vincenzo Niutta.
 
 
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Di Francesco Morra

NAPOLI. Il maestro Rolando Nicolosi (nella foto), un artista eccezionale, una persona meravigliosa. Basta scambiare con lui poche parole per comprendere l'umiltà, la disponibilità, la gentilezza d'animo, quella signorilità di altri tempi che, unita al suo gran talento, gli ha permesso di diventare un compositore, pianista e maestro d'orchestra di fama internazionale, con alle spalle una carriera straordinaria. Nato in Argentina e formatosi in Italia, ha partecipato ai più importanti festival di musica internazionali, ha suonato nei più prestigiosi teatri del mondo, esibendosi per Capi di Stato e Regnanti. Ha suonato per Papa Giovanni Paolo II e per Papa Francesco. Oggi, a 80 anni, ha una vitalità invidiabile, una sbalorditiva voglia di mettersi in gioco e di confrontarsi.
Chi vuole apprezzare la sua arte potrà farlo questo pomeriggio al teatro Diana (ore 17.30), per il penultimo appuntamento della rassegna "Diciassette&Trenta Classica". Nicolosi si esibirà con i soprani Haydée Dabusti e Leona Pelesková, in brani tra gli altri di Verdi, Puccini, Dvorák nel concerto dal titolo: "La música es vida". Il maestro spiega cosi come è nata l'idea del titolo: «"La música es vida" è una poesia di mia sorella. Io sono il più piccolo di 8 figli. La penultima, Nilda, è una poetessa che ha scritto migliaia di poesie e tra tutte mi ha colpito il testo di questa qui, ispirandomi una musica che ho composto per lei. Da allora tutti i miei concerti li intitolo "La música es vida", perché per noi musicisti la musica è vita».

Secondo quale criterio è stata creata la scaletta del concerto?

«In base alla vocalità degli ai artisti. Non segue un ordine cronologico, non mi piacciono queste cose. Non gradisco quei concerti il cui si seguono le date di nascita. Per me la musica è qualcosa di diverso da tutto questo.
Contrariamente a quello che sostengono in molti, la musica non è matematica, non è 4 più 4 uguale 8. A scuola ero tra i peggiori allievi di matematica e se la musica è matematica allora non dovevo fave questo mestiere. La musica è qualcosa che sta al di sopra, è sentimento, per me è l'ossigeno. Io insegno dal 1997, faccio master class in tutto il mondo, ho migliaia e migliaia di allievi cantanti e musicisti e dico sempre a loro: "Non è la voce o il pianoforte a fare la musica", c'è prima il cervello, poi il cuore e infine lo strumento. Testa, cuore e voce per i cantanti e testa, cuore e mani per i pianisti».


Cosa pensa dei soprani Dabusti e Pelesková?

«Per me è un grande piacere collaborare con Haydée e Leona.
Haydée è già famosissima in Argentina e su di lei è stato detto di tutto, è una diva, una sorta di Maria Callas del Sud America, è il massimo. Leona è innanzi­tutto una musicista, è una cantante favolosa, è una spugna che assorbe immediatamente ogni insegnamento e lo esegue subito. È la persona più seria che abbia conosciuto in vita mia, come cantante. È bravissima, ha una tecnica perfetta sia come musicalità, sia come fraseggio. Canta poi con una grandissima emozione.
Merita un'attenzione particolare. Mi emoziono sempre quando l'ascolto e provo una grande soddisfazione a poter lavorare con lei».


Non è la prima volta che viene a Napoli ?

«Per carità, ho suonato al teatro San Carlo tantissime volte. A Napoli ho vinto vari premi. Sono stato poi a Sorrento, Amalfi, Ischia, Capri. È la prima volta però che vado al teatro Diana».

Come giudica II pubblico napoletano?
«Calorosissimo, affettuosissimo, ma al contempo molto esigente».

Qual è secondo lei la situazione attuale della musica classica?

«C'è una crescita della passione, soprattutto nei giovani, ci sono le sale piene. Quando faccio i concerti, ci sono tanti giovani ad ascoltarmi e questo mi dà tan­ta, tanta soddisfazione. Un altro discorso riguarda poi l'insegnamento della mu­sica e qui in Italia ahimè lascia un po' a desiderare. Nei conservatori ci sono tante cose che non funzionano e andrebbero cambiate».

Quali sono i suoi prossimi impegni?
«Nei prossimi mesi c'è il concorso che porta il mio nome. Ho fatto una ricerca ed ho scoperto che è l'unico al mondo che abbina cantanti lirici e pianisti collaboratori, ci sono altri concorsi per l'una o l'altra categoria, ma non sono mai considerati insieme.
Questo è una particolarità solo del mio concorso. Come ogni anno poi andrò 2 mesi in Cina, ormai posso dire che conosco la Cina meglio del Presidente della Repubblica Cinese, perché l'ho girata tutta, da Nord a Sud, da Est ad Ovest. Per la prima volta ci andai nel 1994, il Ministro della Cultura mi invitò a fare un concerto e d'allora ritorno sempre. Vivere 2 mesi in Cina vuol dire prendere 15 aerei per andare nei vari conservatori. In tutta la Cina ne esistono solo 9 ed io ho fatto delle master class in tutti e 9. Parlo bene il cinese e loro vorrebbero che vivessi là. Pensi che in Cina ci sono più di 10-15 milioni di cantanti lirici e posso dire con modestia che un milioncino sono passati per le mie mani».


Ha un sogno che vorrebbe realizzare nella sua carriera artistica?
«Artisticamente ho fatto tutto. Quest'anno compio 81 anni, non sono un giovanotto. Vorrei pero vivere a lungo per insegnare quello che so agli altri, per mettere la mia esperienza al servizio dei giovani».
 
 

 I romani ed i turisti che passeggiavano per Roma verso la metà di febbraio hanno potuto ammirare una locandina con scritto: “Traviata è…” Si saranno forse interrogati sul significato della scritta e dei puntini di sospensione: sveleremo il mistero.
Nonostante il tempo sfavorevole – pioveva in modo feroce – ed il giorno non molto adatto – il 24 febbraio si svolgevano le elezioni politiche - l’Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia, elegantemente ornata di fiori, era gremita: pubblico numerosissimo per la prima delle tre manifestazioni dell’Anno Verdiano, dedicata alla Traviata, ed ideate dalla fertile immaginazione del maestro Rolando Nicolosi.
Come molti sanno, La Traviata è un’opera lirica, quindi un testo rivestito di musica, e destinato all’esecuzione scenica in un teatro, con scenografie, cori, e soprattutto orchestra.


Da sinistra a destra

La Prof.ssa Orchidea Salvati (Narratrice)
Il M° Rolando Nicolosi
Il Soprano Marzia Iuculano (Violetta)
Il Tenore Aleandro Mariani (Alfredo Germont)
Il Baritono Daniele Terenzi (Giorgio Germont)
Il Soprano Fu Yihan (Annina)
Il Bass-baritono Bai Yaozhou (Dottor Grenvil)


Questa volta è stata eseguita in forma di concerto, - ecco svelato il significato del titolo - senza allestimento scenico, e senza la presenza del coro e soprattutto dell’orchestra: il difficilissimo compito di realizzare tutte le parti orchestrali è stato magnificamente svolto al pianoforte dal maestro Rolando Nicolosi. Il maestro, artista per eccellenza, musicista di fama mondiale, è anche compositore ed organista, ma soprattutto mago della difficilissima arte di collaborare al pianoforte, cosa ben più complessa che eseguire un concerto solistico. E’ necessario creare un dialogo musicale con i cantanti, trovare la giusta sintonia, ed il 24 febbraio abbiamo ascoltato una perfetta simbiosi tra il pianista ed i cantanti: il pianista respirava insieme a loro, ed i cantanti fraseggiavano con il maestro Nicolosi.
L’inevitabile selezione dei brani, inevitabile per la mancanza del coro e dell’orchestra, ha reso indispensabile la presenza di un personaggio che, narrando, raccordasse tra loro i vari brani eseguiti, riassumendo per il pubblico le parti tagliate, e desse così unità e forma ai vari atti dell’opera: questo compito è stato svolto dalla Professoressa Orchidea Salvati, del Conservatorio di Santa Cecilia, tempio della musica di fama mondiale. Compito svolto egregiamente, perché la narratrice possiede al massimo grado tutte le qualità necessarie per tale compito: ogni brano scelto è stato spiegato dottamente, ma in modo comprensibile per tutti, dal punto di vista storico, artistico, e musicale, con voce dolce e melodiosa, e profondo sentimento ed immedesimazione.
Dev’essere ben sottolineata la riapertura dei tagli solitamente apportati al secondo atto: il pubblico ha così potuto ascoltare la cabaletta di Alfredo “O mio rimorso” eseguita molto raramente, e soprattutto quella del baritono, ”No, non udrai rimproveri” questa invece mai eseguita per la sua grande difficoltà ed estensione nel registro acuto.
La compagnia di canto era composta da cantanti molto giovani, prestanti e di bell’aspetto, proprio come Giuseppe Verdi aveva inutilmente chiesto alla Direzione del Teatro La Fenice, a Venezia, per la prima rappresentazione dell’opera, nel 1853: i suoi desideri non vennero assecondati, e l’opera cadde clamorosamente, come l’autore aveva previsto.
Certo, gioventù e bellezza, da sole, non sono davvero sufficienti. Sono necessarie tante altre qualità, ma soprattutto voce, passione, musicalità ed intelligenza, qualità che i giovani cantanti hanno dimostrato di possedere in abbondanza: brillante e fascinoso il giovane Alfredo Germont, il promettentissimo tenore Aleandro Mariani, giustamente severo il padre Giorgio Germont, il giovane baritono Daniele Terenzi, magnificamente a suo agio nel difficile ruolo, perfettamente adeguati Annina ed il Dottore, il giovanissimo soprano Fu Yihan e l’altrettanto giovanissimo basso Bai Yaozhou. Le lodi più intense alla giovane Violetta, il magnifico soprano Marzia Iuculano, che con tecnica perfetta ha interpretato con grande emozione l’arduo ruolo; spensierata e gorgheggiante nel primo atto, dolente nel secondo, afflitta e languente nel terzo.
Il pubblico ha ricompensato i bravissimi cantanti ed il favoloso pianista con applausi scroscianti e prolungati, richieste di bis (non esaudite, l’impegno era stato fin troppo gravoso).
Vincenzo Niutta

 

 
 

Ecco alcune recensioni dell'edizione 2010 del prestigioso concorso per cantanti lirici e pianisti collaboratori.

 
 

Enorme Successo del Concerto Vocale – Strumentale a Roma

Nella stupenda cornice dell’Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia, gremita fino all’inverosimile da un pubblico di appassionati ed intenditori (parecchi gli Allievi e Professori del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma presenti in Sala), si è svolto il meraviglioso Concerto Vocale – Strumentale, riscuotendo un grandissimo successo.

Protagonisti della memorabile Serata, il famoso Soprano Ornella Pratesi, Il Tenore Aleandro Mariani, il Baritono Daniele Terenzi ed il Bass-bariton cinese Bai Yaozhou. Al Pianoforte il mitico Maestro Rolando Nicolosi. Il Soprano Ornella Pratesi, possiede una stupenda musicalità, una presenza scenica superba, una bellissima voce cristallina, pura, un fraseggio incisivo ed impeccabile, una grande e intensa interpretazione da eccelsa artista qual è. Con profonda emozione ha eseguito magistralmente “Io son l’umile ancella” dalla “Adriana Lecouvreur” di Francesco Cilea, oltre al Duetto del Primo Atto dalla “Tosca”: “Mario, Mario” con il Tenore Aleandro Mariani, il Duetto del Quarto Atto dal “Trovatore” di Giuseppe Verdi con il Baritone Daniele Terenzi per concludere la Sua eccellente esibizione con il Terzetto del Primo Atto dell’Opera “Il Trovatore” con il Tenore Mariani ed il Baritono Terenzi. Lunghissimi e meritatissimi gli applausi ricevuti. Il Tenore Aleandro Mariani ha una voce molto importante, fuori dal comune. Egli è il vero Tenore Verdiano per eccellenza, acuti smaglianti, facilissimi e squillanti, un bellissimo timbro di voce molto personale e particolare, canta con grande espressività, musicalissimo. Ha interpretato con tanto gusto e intelligenza pagine ardue, di grande difficoltà come “Recondita Armonia” ed “E lucevan le stelle”, ed il Duetto del Primo Atto, tutti brani dalla “Tosca”, nella Prima parte.

Nella Seconda parte, con il Baritono Daniele Terenzi, hanno dato vita al commovente Duetto del Quarto Atto da “La Bohème” di Puccini: “O Mimi tu più non torni” per poi eseguire con sicurezza vocale ed interpretativa la bellissima e toccante Aria dalla “Madama Butterfly” di Puccini “Addio fiorito asil”, per poi finire il programma con il Soprano Pratesi ed il Baritono Terenzi nel famoso e difficile Terzetto del Primo Atto dal “Trovatore” di Verdi: “Di geloso amor sprezzato”. Il Baritono Daniele Terenzi è dotato di un’eccezionale e potentissima voce. Ha avuto un successo senza pari, dopo aver interpretato con vera padronanza vocale e scenica la difficilissima Romanza (scoglio di tutti i Baritoni che si rispettino) “Cavatina di Figaro” dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, continuando con vera bravura e coraggio con il famoso e altrettanto arduo Duetto del Quarto Atto e per finire con il Terzetto del Primo Atto dal “Trovatore” di Verdi. Ma non dimentichiamo la bravura e l’espressività che ha dimostrato nel Duetto del Quarto Atto da “La Bohème” di Puccini, nella divertente e famosa Aria di Mozart “Non più andrai farfallone amoroso” dalle “Nozze di Figaro” e dalla commovente Aria “Per me è giunto il dì supremo” dall’opera “Don Carlo” di Giuseppe Verdi. Daniele Terenzi possiede una voce bellissima, un fraseggio da grande artista, una musicalità e un’espressività innata. Bai Yaozhou, Bass-bariton cinese, ha conquistato tutto il pubblico con la sua bella voce, interpretando perfettamente due Romanze da Camera di una difficoltà musicale, espressiva e di testo come “Non t’accostare all’urna” di Giuseppe Verdi ed il meraviglioso e commovente Brano di Tosti “Vorrei morire”. Bai Yaozhou, una autentica rivelazione, è la dimostrazione che per essere un cantante bisogna essere soprattutto artista, e lui lo è, non è di quei cantanti orientali, che cercano gli effetti plateali negli acuti e nelle acrobazie canore. Bai Yaozhou penetra con espressione nel testo, nel significato di ogni singola parola che canta e lo trasmette al pubblico, interpretandolo con sentimento e con il cuore. Bravo anche nelle altre due Romanze di Gaetano Donizetti che ha cantato dal Don Pasquale ”Bella siccome un angelo” e dall’Elisir d’amore “Come Paride vezzoso”.

Cosa dire del mitico Maestro Rolando Nicolosi, lo abbiamo trovato felice, rilassato, nei Suoi bei occhi trasparivano una gioia immensa di far della vera musica, in ogni nota che suonava c’era un pezzettino del Suo nobile cuore. Stupiscono in Rolando Nicolosi la serenità, l’amabile sorriso, la confidenza intima con gli autori che interpreta. I suoi “cantabili” sono memorabili, affascinano l’entusiasmo, il dominio della tastiera, cogliendo lo spirito poetico e teatrale di ciascuna battuta, tradotta al pianoforte sia con estrema delicatezza, sia con energici suoni scolpiti a dir poco nel marmo. Il mitico Maestro Rolando Nicolosi è un vero poeta del pianoforte, un vero artista. “Il famosissimo M° Luigi Fait in una recente recensione musicale scrive del M° Rolando Nicolosi (tra i tanti altri elogi...) «inoltre, di Rolando Nicolosi affascinano il tocco ed il suono che ha, di tale bellezza ineguagliabili, che ci rammenta i grandi Horowitz, Serkin, Zecchi, Arau… Quando egli interpreta la “Meditazione” di Jules Massenet, scritta originariamente per violino e orchestra, nessuno in Sala rimpiange l’aulico arco e segue il magico suono del Suo pianoforte con le lacrime agli occhi... ».

Una serata veramente indimenticabile, gli applausi scroscianti che per lunghi minuti hanno coronato la fine del Concerto, dal numerosissimo pubblico presente, hanno tributato una vera ovazione.

Vincenzo Niutta

in foto da sinistra a destra:  il Baritono Daniele Terenzi, il Soprano Ornella Pratesi, il Maestro Rolando Nicolosi, il Tenore Aleandro Mariani ed il Bass-Bariton Bai Yaozhou

 
 
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